Valenza è conosciuta nel mondo per il suo distretto orafo, per il talento dei suoi artigiani, per la forza delle sue imprese e per una capacità unica di produrre bellezza. Ma oggi la vera sfida è fare un passo in più: non basta essere una città dove si lavora, dobbiamo diventare una città dove si sceglie di vivere.
Per troppo tempo Valenza è stata pensata quasi solo come luogo della produzione. Una città che si accende negli orari di lavoro e poi rischia di svuotarsi, lasciando poche occasioni di socialità, pochi servizi, pochi spazi per chi arriva, lavora, studia o vorrebbe costruire qui il proprio futuro. Io credo che questo modello vada superato. Valenza deve offrire casa, servizi, mobilità, cultura e qualità della vita. Il lavoro resta centrale, ma attorno al lavoro dobbiamo costruire una città più viva, più accogliente e più moderna.
Uno dei primi temi riguarda l’abitare. Se vogliamo trattenere giovani lavoratori, nuove competenze e famiglie, dobbiamo attivare strumenti per rimettere in circolo gli alloggi sfitti e favorire soluzioni abitative accessibili. Chi arriva a Valenza per lavorare nel distretto non può essere costretto a vivere altrove perché non trova casa o perché mancano condizioni adatte per fermarsi. Una città che vuole crescere deve saper accogliere.
Accanto alla casa serve una Valenza più viva anche dopo l’orario di lavoro. Penso a spazi serali, luoghi culturali, occasioni sociali, co-working, eventi e iniziative capaci di far restare le persone in città anche dopo le 18. Non possiamo limitarci a produrre eccellenza durante il giorno e poi lasciare che la città si spenga. Una comunità cresce quando offre relazioni, servizi e opportunità anche fuori dai luoghi di lavoro.
Un altro punto fondamentale è il collegamento tra stazione, aree produttive, COINOR e città. Il “Miglio d’Oro” deve diventare un percorso sicuro, moderno e riconoscibile, capace di unire i luoghi del lavoro con quelli della vita quotidiana. Collegare meglio significa rendere più semplice muoversi, ridurre isolamento e distanza, migliorare l’immagine urbana e costruire una città più accessibile per lavoratori, studenti, cittadini e visitatori.
Dobbiamo poi ragionare sui servizi al distretto. Lavorare a un hub mensa e a servizi condivisi per imprese e lavoratori significa ridurre traffico, evitare spostamenti inutili e migliorare concretamente la vita di chi ogni giorno lavora nelle aree produttive. Anche questo è qualità della vita: non grandi slogan, ma soluzioni pratiche che rendono più semplice la giornata delle persone.
Il lavoro deve essere anche sicuro. Con “Valenza Safe” voglio promuovere standard su sicurezza, ergonomia e salute nei luoghi di lavoro del distretto. La qualità del nostro sistema produttivo passa anche dalla tutela di chi lavora. Valorizzare il distretto significa proteggere competenze, professionalità e persone, costruendo condizioni di lavoro sempre più attente e moderne.
C’è poi il tema della formazione. Valenza ha bisogno di rafforzare la formazione tecnica e digitale per giovani, lavoratori e futuri professionisti del settore. L’Academy del Lusso deve essere un obiettivo concreto: un luogo e un metodo per trasmettere il sapere orafo, aggiornarlo, collegarlo all’innovazione e renderlo attrattivo per le nuove generazioni. Senza formazione non c’è futuro per il distretto, ma senza una città viva sarà più difficile trattenere chi si forma qui.
Infine, Valenza deve tornare a essere anche città della bellezza fuori dal lavoro. Eventi, cultura e iniziative legate al distretto possono rendere la città più attrattiva, più riconoscibile e più viva. Il nostro sapere orafo non deve restare chiuso nei laboratori o nelle aziende: può diventare racconto, identità, turismo, cultura, orgoglio collettivo.
La grande trasformazione di Valenza è questa: passare da distretto produttivo a città capace di tenere insieme lavoro e vita. Una città dove chi lavora possa anche abitare, incontrarsi, muoversi, formarsi, sentirsi parte di una comunità.
Valenza ha l’oro nelle mani. Ora deve trasformare questa forza in benessere, opportunità e futuro per tutti.
Valenza, ti vedo grande.
